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giovedì 29 settembre 2011

Albergo gratis per le coppie che si fanno filmare mentre fanno sesso


Albergo gratis per le coppie che si fanno filmare mentre fanno sesso
Albergo gratis per le coppie che si fanno filmare mentre fanno sesso [martedì 19 luglio 2011]

In effetti si tratta di un annuncio, ma anche di un nuovo potenziale business milionario come racconta "QNM".

L’idea è molto semplice ma al tempo stesso geniale: si offre l’hotel gratuito a tutte le coppie che si lasceranno filmare durante il rapporto amoroso. E’ stato l’imprenditore svedese Berth Milton ad annunciare questo progetto, che prevede oltre 100 alberghi in tutto il mondo, da esplorare liberamente.

La proposta ovviamente cerca sia di stimolare lo spirito esibizionista presente in molte coppie, sia di convincere le coppie più restie a farsi filmare con la possibilità di girare il mondo e alloggiare senza spendere un solo euro. Vacanze a costo zero, in cambio della propria privacy di coppia.

L’imprenditore ha messo su carta il suo progetto dopo aver analizzato con attenzione l’attuale mondo del cinema per adulti ed aver stabilito che la richiesta di contenuti si sta spostando sempre più sul versante dell’amatoriale, molto più stimolante rispetto alla fredda professionalità degli attori della San Fernando valley.

In particolare sono gli spettacoli live via webcam a riscuotere sempre più successo, dato confermato dal numero sempre più alto di persone (soprattutto donne, anche molto giovani) che cercano di arrotondare mettendo in scena veri e proprio show a luci rosse in linea diretta.

Milton quindi punta a prendere possesso di questo florido mercato attraverso la sua compagnia Private Media Group, specializzata nel cinema hard. Vedere performance vere da parte di coppie reali ed amatoriali potrebbe fruttare, secondo le sue stime, oltre 43.8 milioni dollari all’anno ricavati dagli abbonamenti dei voyeur collegati on line da tutto il mondo.

L’imprenditore svedese ci tiene però a sottolineare un concetto molto chiaro: i suoi alberghi non sono intesi (e mai diventeranno) un paradiso per scambisti o per i nudisti. Insomma, dall’esterno dovrà sembrare un hotel come tutti gli altri, ma è dietro la porta della stanza che si nasconde il segreto sensuale: l’occhio della telecamera

Fonte : IlMattino

Muore dopo gara per mangiatore più veloce

Morire per tentare di vincere un barattolo di panna acida da un chilogrammo. Incredibile ma vero, questa assurda cosa è accaduta a un uomo ucraino al termine di una gara che premiava il mangiatore più veloce.

Ivan Mendel, questo il nome del pensionato di 77 anni, non aveva mangiato una quantità spropositata di piroghi, ma ci aveva messo davvero poco tempo.

I piroghi, anche chiamati vereniki nelle ex Repubbliche Socialiste Sovietiche, assomigliano ai nostri ravioli e sono un simbolo della cucina ucraina e di altri paesi dell’Est Europa. Spesso sono riempiti con diversi preparati a base di patate, cipolle, funghi, ciliege e altro ancora. L’uomo, come detto, non ne aveva mangiati un numero esorbitante, i testimoni parlano di una decina, tuttavia pochi secondi dopo aver ricevuto la “preziosa” onorificenza, è caduto esanime al suolo.

Dalle notizie che circolano in rete pare che sia morto soffocato dal suo stesso vomito. I medici giunti sul posto non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

“Ha ingoiato 10 vareniki – ha dichiarato Viktor Khalamovsy, uno degli organizzatori della competizione – e aveva diversi secondi di vantaggio rispetto al rivale. Non si era assolutamente sentito male inizialmente e aveva anche alzato le braccia la cielo in segno di vittoria. Poi uno’ora e mezzo dopo, ho sentito che era morto.”

La competizione si è svolta nella cittadina di Tokmak, nella parte meridionale dell’Ucraina lo scorso 18 settembre.

Fonte: http://www.yourself.it/pensionato-ucraino-muore-dopo-gara-mangiatore-veloce/

Devono 6 euro, il comune gli pignora casa



Chiavari - Il debito originario con il Comune ammontava ad appena 6,24 euro, ma è stato sufficiente per disporre il pignoramento di un’intera abitazione del valore di circa 700 mila euro.

È l’incredibile vicenda capitata a due coniugi chiavaresi che l’altra mattina si sono visti letteralmente strappar di mano la loro casa dagli ufficiali comunali. Tutto per un debito iniziale da nemmeno 10 euro e un’incomprensione che a raccontarla adesso pare davvero assurda. Un caso limite che ha sconvolto i due sessantenni: la donna, Annamaria (invalida civile), di fronte all’atto di pignoramento è stata vittima di un collasso, si è accasciata al suolo priva di sensi e per rianimarla sono dovuti intervenire i medici del “118” di Lavagna. Nulla di grave, tant’è che Annamaria ha rifiutato il ricovero in ospedale, ma lo spavento, quello difficilmente potrà dimenticarlo. Marito e moglie sono assistiti dall’avvocato Roberto Bottini e nelle prossime ore regoleranno i loro conti con l’amministrazione comunale chiavarese. Pagheranno, insomma, quei 6,24 euro e le eventuali sanzioni per tornare a godersi la loro abitazione senza la spada di Damocle di quel debito col Comune di Chiavari. Resta e resterà lo stupore per un pignoramento che appare quantomeno sproporzionato. L’origine dell’affaire risale al 2003, quando l’uomo e la moglie dimenticano di pagare l’Ici, l’imposta comunale sugli immobili. La tassa viene regolarmente regolata, sebbene in ritardo: i coniugi hanno (ancora oggi) le ricevute di pagamento e altre carte a dimostrarlo. Fatto sta che non si accorgono che, a causa di quella dimenticanza, sono tenuti a pagare anche una mora, 6,24 euro appunto. Così, col passare dei mesi, marito e moglie continuano a ricevere bollettini dal Comune, carte che puntualmente cestinano convinti di aver estinto il debito e assolto al dovere di pagamento dell’Ici. Non è così e la somma da versare alle casse municipali cresce. Tanto, certo, ma non così tanto da arrivare a 700 mila euro. Il legale ha già conteggiato l’ammontare del debito complessivo: circa 700 euro, tra interessi, multe e ritardi. Per arrivare al valore dell’immobile mancano parecchie centinaia di migliaia di euro e però la macchina burocratica non tiene conto di questi “dettagli”. La procedura si dipana inesorabile e, inutile negarlo, pure un po’ pervicacemente. «La prassi - spiega l’avvocato Bottini - prevede che si possa senza dubbio procedere a pignorare i beni, ma sempre commisurando il valore del bene oggetto del provvedimento al debito maturato. L’amministrazione civica avrebbe potuto pignorare un bene mobile, un divano, un mobile, l’auto. Oppure bloccare il conto corrente della donna fino ad avvenuto pagamento». Avrebbe potuto, certo, ma non l’ha fatto: il Comune ha puntato al bersaglio grosso e adesso è lecito pensare che una simile rivendicazione sia stata forse un modo per spaventare i debitori e indurli a saldare tutti i conti, a regolare la propria posizione. Fatto sta che l’altro ieri mattina i funzionari municipali si presentano alla porta di casa della famiglia Pisanu e notificano il provvedimento di pignoramento dell’appartamento. E Annamaria, privata della sua casa per un debito iniziale da 6,24 euro e una banale dimenticanza, sviene. Alla faccia dei messi comunali e di quell’Ici che per fortuna, almeno nel suo caso e per la prima abitazione, non esiste più.

Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/levante/2011/09/26/AONwce7-comune_pagano_pignora.shtml

Palermo paga i dipendenti per spalare neve a luglio



PALERMO - C'è un motivo, se la Sicilia spende otto volte di più della Lombardia per gli stipendi dei suoi 17 mila dipendenti, c'è un motivo se la Regione Siciliana ha il record italiano di dirigenti, funzionari, assistenti, consiglieri e consulenti: qui c'è tanto, tanto lavoro da fare. Per esempio, a luglio tocca spalare la neve. Sì, proprio a luglio, quando il termometro segna 19 gradi di minima (e 30 di massima), nell'isola del sole c'è la neve.

Ma dove, sulla spiaggia di Mondello? Sulla scogliera di Cefalù? Davanti al Duomo di Monreale? Questo, al momento, è un segreto. Però da qualche parte la neve deve esserci, a luglio, in provincia di Palermo, se il signor Salvatore Di Grazia, assegnato al servizio di Protezione Civile, ha chiesto e ottenuto dalla Provincia il pagamento di 42 ore e mezza di straordinario (più altre tre di straordinario notturno) per "spalamento neve".

Voi penserete: magari gli hanno pagato gli arretrati dell'inverno scorso. Macché. Quelli glieli avevano liquidati subito: 103 ore a gennaio, 92 a febbraio, 70 a marzo. Tutto lavoro straordinario, pagato a parte, che dall'inizio dell'anno a oggi ha rimpolpato la busta paga dell'instancabile Di Grazia di una cifretta pari a sei mesi di stipendio di un precario palermitano: 5165 euro.

Poi, a marzo - purtroppo - persino sulle cime delle Madonie l'ultima neve si è sciolta. E gli spalatori hanno smesso di spalare (e di farsi pagare gli straordinari). Tutti, tranne Di Grazia. Il quale, come quel giapponese sull'isoletta che non sapeva della fine della guerra, ha continuato a spalare una neve che vedeva solo lui. E alla fine del mese, si capisce, presentava il conto all'ufficio del personale. Diciassette ore di spalamento ad aprile (minima registrata, 10 gradi). Cinquantatre sotto il sole di maggio. Trentotto, sudando, nelle torride giornate di giugno. Lui spalava, spalava, e la neve non finiva mai. Anzi, più il caldo si faceva insopportabile e più il lavoro aumentava. Quarantaquattro ore di spalamento neve a luglio (30 gradi all'ombra). Per toccare, in pieno agosto, l'apice dello sforzo: duecento ore.

Dicono alla Provincia che davanti a questa cifra un dirigente pignolo ha inarcato un sopracciglio. E ha bloccato il pagamento, quando ormai l'instancabile spalatore aveva già totalizzato 415 ore di straordinario. Il poveretto dev'essere rimasto di sasso - lo immaginiamo con la vanga a mezz'aria, davanti ai suoi cumuli di neve settembrina sulle spiagge di Bagheria - perché l'anno scorso nessuno aveva battuto ciglio quando s'era fatto pagare centodiciassette ore di "spalamento neve" straordinario nel solo mese di agosto, più altre ottanta a settembre (quando evidentemente nel Palermitano comincia il disgelo di fine estate).

Ma non finirà qui, si capisce. Lo stakanovista dello spalamento estivo farà ricorso al Tar, si incatenerà davanti alla Regione contro l'ingiustizia subita, cercherà un politico disposto a prendere a cuore la sua causa. E lo troverà di sicuro. Perché in Sicilia, lo sanno tutti, il lavoro è sacro.
(29 settembre 2011)

Fonte: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/09/29/news/neve_agosto-22392932/